Riflessioni filosofiche su arte, religioni ed ateismo

Si analizza il rapporto tra arte e religioni, delineando la nozione di sistema d’arte. Si affrontano poi in modo specifico la contestazione del sistema d’arte cristiano avvenuta negli ultimi secoli, mediante meccanismi di revivals di vario tipo. Infine si analizzano forme d’arte contemporanea che si dichiarano atee. Nel mondo contemporaneo incontriamo molta arte piena di dei e contro Dio, oppure un’arte a cui manca Dio; un’arte che tra miscredenza e non credenza non riesce a trovare la giusta misura tra il significato e la sua forma, perché il sistema d’arte esprime sempre una visione del mondo, in modo tale che tra forma e contenuto c’è sempre una relazione biunivoca.

Giovani di poca fede

Sia i più recenti documenti ecclesiali sul mondo giovanile, quali Christus Vivit, sia le numerose indagini sociologiche, descrivono le giovani generazioni come disinteressate nei confronti della dimensione religiosa, verso la quale dimostrano, non ostilità, ma indifferenza: non abbracciano l’ateismo in senso classico, ma una forma debole di miscredenza. Le cause di questa situazione vanno cercate nel mondo degli adulti, nel quale si è diffuso il “giovanilismo”. Il giovanilismo degli adulti ha provocato il distacco degli adulti dalla realtà limitata e mortale della condizione uma- na, l’avvento di adulti postcristiani, e una sorta di attenzione quasi “religiosa” verso i bambini, considerati paragone di perfezione. I giovani, figli di questi adulti, immersi in un mondo tecnologico, risultano del tutto impermeabili alla pastorale, che andrebbe ripensata proprio per parlare a questa generazione, trovando il linguaggio di un umanesimo della prossimità e della donazione.

Dio dopo la metafisica? Riconsiderando le critiche alla metafisica di Heidegger e Carnap

In due delle principali tradizioni filosofiche contemporanee – fenomenologica e analitica – si è assistito nella seconda metà del secolo scorso ad una rinascita del discorso filosofico su Dio, che è venuto, però, a collocarsi al di fuori dei confini della metafisica tradizionale. Le critiche rivolte alla metafisica da Heidegger e da Carnap non hanno smesso di esercitare la loro influenza. Nell’articolo mi chiedo se sia davvero necessario per il pensiero contemporaneo proporre un discorso filosofico su Dio al di fuori dei confini della metafisica tradizionale. In virtù di un medesimo vizio di principio che, paradossalmente, si cela tanto dietro la critica di Heidegger quanto dietro quella di Carnap rispondo negativamente a questa domanda.

La natura e Dio secondo Spinoza. Alcuni rilievi critici da un punto di vista tomistico

L’autore illustra le nozioni fondamentali della filosofia di Spinoza (sostanza, Dio e natura) e sottolinea la loro origine nel contesto storico e culturale. Egli passa poi a evidenziare il presupposto della posizione spinoziana che è individuato nell’identità di essere e pensiero. Dal punto di vista tomistico, una tale posizione mostra molte debolezze, perché non riesce a cogliere una reale distinzione ontologica tra Dio e gli enti creati. Infatti, essa non considera adeguatamente che l’ente umano conosce a partire dall’ente reale e soltanto in questo modo può giungere a scoprire la distinzione tra essere ed essenza.

Il posto di Dio nella filosofia politica. Una meta-riflessione

Nell’accostarsi al tema di Dio, i discorsi contemporanei afferenti al settore della filosofia politica rivelano spesso una certa confusione di piani: sovente è promessa una trattazione filosofico-politica, salvo poi trovarsi di fronte a modelli procedurali, analisi sociologiche, o valutazioni teologiche. Le differenti prospettive sembrano intrecciarsi inestricabilmente, così che con fatica si distingue cosa appartenga all’una e cosa all’altra. Il presente contributo intende offrire alcune considerazioni che si spera possano servire la causa della chiarezza, attraverso la disamina dei modelli e delle prospettive implicite nei discorsi contemporanei, e la meta-riflessione circa le condizioni e le prospettive adeguate entro le quali è possibile parlare di Dio nella filosofia politica.

Dio come tema della filosofia. La prospettiva della filosofia della religione

La filosofia ha il compito di ricercare razionalmente la verità su tutta la realtà. In questa ricerca, Dio emerge come tema principalmente in due campi, direttamente nella teologia naturale che è la riflessione su Dio alla luce della ragione naturale, e indirettamente nella filosofia della religione in quanto Dio è l’oggetto dell’esperienza religiosa dell’uomo. Concentrandosi sulla filosofia della religione, questo saggio fa luce sulle principali correnti di pensiero nella filosofia contemporanea della religione, chiarisce il significato della religione e riflette su Dio come oggetto dell’esperienza religiosa dell’uomo e su come l’uomo soggettivamente fa l’esperienza del divino.

San Tommaso sulle ragioni dello “stolto”

Nella sua interpretazione del primo versetto del Salmo 13 (14) san Tommaso si rifà a sant’Anselmo. Nel Proslogion questi aveva voluto mostrare che chi nega l’esistenza di Dio è “stolto” perché cerca di pensare l’impensabile. Alla luce della teoria aristotelica della scienza e dell’uso fatto da san Bonaventura dell’argomento anselmiano, la questione diventa per san Tommaso se l’esistenza di Dio sia conoscibile immediatamente. Per lui non è così e per conoscere l’esistenza di Dio l’uomo deve interrogarsi sulla causa delle cose. Tuttavia, chi si accontenta di usare le cose, senza neppure provare a interrogarsi sulla loro causa, è “stolto”.

“Lo stolto ha detto nel suo cuore: non c’è Dio”: L’ateismo nel Salmo 14

La professione di fede del salmista biblico si consolida nella comprensione di ciò che le è opposto, ossia l’ateismo. Questi, nel salmo 14, ha due dimensioni che sono i due luoghi principali della rivelazione, cioè le due categorie dell’unica fede giudaica: il creato e la storia. Il presente articolo si sofferma sul primo, partendo dalla certezza biblica che originalmente, le opere sono di YHWH. I tre primi versetti del Salmo 14 alludono a un ateismo pragmatico in quanto processo di denaturalizzazione, ossia una corruzione ontologico-oblativa. Quindi l’ateismo non è semplicemente teorico, ma soprattutto etico, in questo senso il salmo mette in parallelismo la negazione de l’esistenza di Dio e l’agire bene.

La necesidad del origen biológico en Kripke y la necesidad hipotética de la causa eficiente en Aristóteles. Una comparación

En este artículo se presenta una reducción de una de las propiedades del origen defendidas por el filósofo norteamericano Saul Kripke en términos aristotélicos. En especial, a través del comentario de diversos pasajes de la Metafísica, la Física y las principales obras de biología del Estagirita, pretendemos mostrar que la denominada necesidad hipotética de la causa eficiente es estructuralmente equivalente a la propiedad esencial del origen biológico.

Jesús, el que es. La Zarza ardiente después del Sepulcro vacío

“Dios, el que es” se reveló a los hombres manifestando su Nombre y su Gloria. Comprender el significado profundo de las palabras “YHWH” y “Jesús”, y las circunstancias en que se revelaron, es fundamental para la mejor comprensión de la naturaleza divina. La Gloria de Dios, visible en el maná (Ex 16, 4), el Sinaí (Ex 24, 15), el Tabernáculo (Ex 40, 34) y el Templo (2 Cro 5, 11), dejó de serlo hasta hacerse carne en Cristo, cuya Pascua ilumina el significado del Nombre de Dios.

Tres ejemplos medievales de “amor puro”: La herejía cátara, la doctrina de Pedro Abelardo sobre el amor divino y el “amor puro” de Eloísa

Examinamos tres ejemplos medievales de amor puro —la concepción del amor en la herejía cátara, que se manifiesta en la leyenda de Tristán e Isolda, la doctrina de Pedro Abelardo sobre el amor de Dios y el amor puro de Eloísa— que esconden una concepción filosófica y teológica del amor. Descubriremos que detrás del mito del amor romántico y de su innegable fuerza seductora se oculta un secreto que tiene que ver con la muerte. Debido a la estrecha correlación entre la manera de entender el amor humano y la manera de entender el amor del hombre a Dios, un error en la interpretación del uno conduce inevitablemente a una interpretación errónea del otro.

Finalidad, imperio y acción

El presente artículo intenta mostrar cómo el concepto imperium en Tomás de Aquino, leído a la luz de autores como Alejandro Vigo y Harry Frankfurt, contribuye a la comprensión de la acción en el conjunto de la vida humana.
Considerar imperada a la acción libre significa reconocer que es algo más que ella misma: más que el efecto de un impulso, más que un movimiento corporal, más que el acto aislado de un único principio operativo.
Ese algo más significa que una acción puede guardar, en su aparentemente pequeña realidad, la finalidad de toda una vida.

La aprehensión collativa de la estimativa natural en Tomás de Aquino

Si bien ha sido ocasionalmente mencionada en algunos estudios tomistas de las últimas décadas, la collatio de la estimativa natural no ha sido objeto de una investigación pormenorizada. En razón de la complejidad intrínseca de la intentio particular, objeto formal de esta facultad, su aprehensión comporta una articulación o collatio entre dos instancias: la condición del cognoscente y la naturaleza del singular representado por la imaginación. Esta confrontación adquiere mayor complejidad en la medida en que confluyen en el mismo cognoscente distintas intentiones, principalmente gracias a la operación de la memoria.

La potencia obedencial en el De beatitude de Francisco Suárez

En este trabajo presentaremos la concepción de potencia obediencial de Francisco Suárez circunscribiéndola a un texto de juventud: el Ms. De beatitudine. El análisis de dicha noción permite comprender la relación que existe entre los actos humanos y la divinidad, así como dar cuenta de su progresivo distanciamiento de Aristóteles y Tomás de Aquino. La concepción de potencia obediencial del granadino manifiesta la novedad de su sistema filosófico, en el que destaca la voluntad y la autonomía del ser humano, a la vez que representa uno de los puntos de confluencia de su metafísica, teología y ética.

La originalidad del concepto de subsistencia en la obra de Jacques Maritain

Jacques Maritain presenta el tomismo como la forma de existencialismo más válido en tanto que afirma el primado de la existencia sin por ello negar la esencia, como hicieron muchos existencialistas. En esa relación primordial de la metafísica se coloca la subsistencia como aquel modo u estado de la esencia que la introduce al orden existencial permitiéndole, de ese modo, existir. Este concepto, que inicia en formulaciones muy cercanas a la propuesta de Cayetano, se desarrolla con una visión particular del existencialismo tomista y en ella se funda metafísicamente su personalismo. El objetivo del trabajo es presentar precisamente esta noción y su desarrollo en el pensamiento de Maritain.

Destrucción y naufragio. La pervivencia de la eticidad

La destrucción de la ética en la actualidad se consigue por considerarla creación humana, por reducir su estudio a las ciencias humanas (psicología, sociología) y por el principio de que todo interés (sea individual, sea social) es egoísta. La experiencia moral es incompatible con este planteamiento. La moralidad forma parte de la estructura ontológica de la acción humana libre. La negación de la moralidad comporta la destrucción del hombre.

Sabiduría y prudencia. Relaciones y prelación

La sabiduría y la prudencia son dos virtudes intelectuales que, teniendo por sujeto la facultad racional, se distinguen por su dominio y ejercicio. Preguntarse por cuál de ellas es superior es tratar de responder a la pregunta acerca de si la actividad contemplativa es inferior o no a la práctica. La finalidad de este artículo es analizar y valorar los argumentos que santo Tomás ofrece para resolver esta cuestión.

Sobre el lugar de la amistad en la vida moral

En la perspectiva de las concepciones éticas de Aristóteles y de santo Tomás, examinamos el lugar de la amistad humana en la vida moral, centrándonos especialmente en la cuestión de su relación con el fin último, la felicidad. Los amigos no son necesarios solamente por la indigencia y debilidad humanas, ni tampoco sólo como ayuda para mejor realizar la actividad contemplativa en que consiste la vida feliz, sino como objetos de contemplación en ellos mismos, a través de los cuales el hombre alcanza a conocerse a sí mismo y a la vez se complace en la existencia y en la vida virtuosa del amigo.