Immanentismo e ateismo politico

El texto se desarrolla desde el análisis de la relación entre la concepción de la racionalidad y la afirmación-negación de Dios. Considera aun las premisas epistemológicas del ateísmo moderno, entendidas en el principio de inmanencia. Para pasar a examinar críticamente sea el ateísmo político de la modernidad sea el de la postmodernidad. El primero se presenta ejemplarmente en la teorización del Estado árbitro de lo justo y de lo injusto, como del bien y del mal. Mientras que el segundo se explica como negación activa, positiva o deconstructiva, del ser (de la política) en su determinación. Sobre tales supuestos, el ateísmo coincide con la antiontología de la política, y esta se convierte en una postontología. Tal inmanentización evacua el orden en la organización y el poder en la efectividad.

Il terrore di essere vivi e il senso del “quotidiano”

Quante volte non e stato scritto, dall’Illuminismo in poi, che il libero pensiero, il progresso della scienza e il dominio dell’uomo sulla natura (attraverso la scienza stessa e il prodigioso avanzamento tecnico) avrebbero liberato gradualmente ma infallibilmente l’uomo dal «peso» della religione, della superstizione, del fanatismo ed anche da un assurdo giudizio di condanna o di premio nell’oltratomba?

Bellezza, natura e arte nel pensiero di san Tommaso

Este estudio analiza la doctrina tomista relativa a los fundamentos del arte y de la belleza, y la relación que existe entre la belleza y el bien.
Aunque entre los intereses de Tomás de Aquino no se encuentra una doctrina artística completa, sin embargo diversos textos ofrecen claves muy valiosas para la presentación de una concepción orgánica del arte ordenado a la belleza y al bien.
La referencia a la naturaleza conocida es crucial para la producción de un arte auténticamente humano, como se puede notar en diversos ejemplos del pasado.
A continuación se discutirá sobre algunas implicaciones que se derivan de la posición tomista o, por el contrario, de una concepción relativista de los mismos.
Finalmente, se expone la utilidad del pensamiento de Tomás para un renovado realismo artístico.

Ordine naturale e caso secondo Tommaso d’ Aquino

Este estudio analiza la noción de orden en los textos de Tomás de Aquino. El orden natural es diferente del orden matemático, y está relacionado con la contingencia, multiplicidad, gradualidad. Tal noción de orden no está en contradicción con la realidad del azar, por el contrario, lo confirma. De hecho, se percibe el azar en cuanto es un grado inferior de orden. Si fuera desorden total, el azar no podría ser percibido.
El azar puede ser explicado solo en perspectiva teológica. Para Santo Tomás, la Providencia exige el azar. Para Dios nada es casual, pero para los seres humanos el azar es el espacio de la libertad humana y de los dones de Dios.

Amore e bellezza – contemplazione e compiacenza: riflessioni sulla base del pensiero di san Tommaso d’Aquino

Può sembrare interessante che con un’esperienza così intensa della nostra esperienza del bello, esso, in quanto tale, non venga assegnato a una speciale facoltà, di cui sarebbe l’oggetto proprio —come il bene (bonum) è per la volontà e il vero (verum) per la ragione. D’altra parte, tale intensità, insieme alla vicinanza dell’esperienza della bellezza, rispetto alla percezione del bene e del vero, suggerirebbe un coinvolgimento simultaneo di più facoltà, per spiegare la grande potenza con la quale il bello influisce su di noi. In effetti, da tempo è stato notato che la bellezza coinvolge sia la ragione che la volontà (pulchrum est quod visum placet) e così costituisce esperienze specifiche, come stupore, meraviglia, fascino.

Conoscere gli esseri naturali nella prospettiva di Tommaso d’Aquino

La riflessione sul significato del termine “natura” è particolarmente importante nel contesto della conoscenza degli esseri naturali ed è un argomento che riveste peculiare attualità.
In questo contributo, si tenterà soltanto di chiarire il significato del termine natura nelle opere di Tommaso e di applicare tale conoscenza alla questione del “caso”, come esemplificazione dell’utilità di una corretta comprensione di cosa possa dirsi naturale.

La critica di san Tommaso all’argomento ontologico (ST I, q. 2, a. 1) nella lettura dei maestri domenicani della “Scuola di Salamanca”

Il teologo gesuita tedesco Christophorus Haunold (1610-1689), nelle sue Institutiones Theologicae pubblicate nel 1669, affermava che,
“…recentiores Hispani, elucubrationibus suis in Germania celebres, et ob ingenii acumen aestimandi, non contenti demonstrationibus a creaturarum existentia deductis, existimant Dei existentiam indipendenter ab his, et sic quodammodo a priori demonstrari posse, demonstrationibus adeo patentibus, et absque molimine procedentibus, ut mirum esset, eas Angelicum intellectum S. Thomae, ne dicam ceteros omnes fugisse, si legittimas essent.”

Conoscenza e verità. La posizione di Tommaso d’Aquino nell’interpretazione di Cornelio Fabro

È ancora possibile, oggi, dopo quella che Adorno ha chiamato la “svolta soggettivistica” del pensiero moderno, operata a partire da Cartesio, parlare in modo convincente di conoscenza veritativa della realtà e, quindi, sostenere posizioni che si ispirano creativamente al realismo tommasiano? Certe preclusioni contemporanee non derivano, forse, logicamente da quella svolta, nel senso che, posto un certo punto di partenza o fondamento del sapere, gli esiti aporetici o fallimentari sono predeterminati?

Valori e libertà. La questione assiologica nel pensiero di Cornelio Fabro

A prima vista l’attenzione dedicata da Cornelio Fabro al problema dei valori pare potersi racchiudere nell’ambito di alcuni interventi specifici, i quali, se rivelativi di un interesse tutt’altro che rapsodico, non si dilatano certamente al pari di altri temi che, quanto ad ampiezza ed a ricorrenza, occupano ben altra estensione. Tuttavia uno sguardo avveduto non tarda a scorgere nel complesso della riflessione fabriana un impegno valutativo ed una sensibilità intellettuale per la questione assiologica, che vanno ben al di là dei contributi che la hanno formalmente ad oggetto.

Concezione sostanziale e concezione funzionale della persona nella filosofia contemporanea

Da lungo tempo è in atto dovunque una grande controversia sull’humanum. Diverse concezioni dell’uomo sono in lotta in una crisi filosofica e culturale che ci avvolge ed interpella. Mai come oggi l’essere umano, la persona sono in gioco ed a rischio sin dalle fondamenta. Per questo l’importanza decisiva del “problema persona” non ha fatto che aumentare nel ‘900: il suo crescente rilievo è dovuto alla molteplicità dei lati da cui la persona stessa è posta in questione.

Esse, essentia, ordo. Verso una metafísica della partecipazione operativa

Non c’ è discepolo dell’Aquinate che non sappia che l’ultima resolutio metafisica dell’ente sbocca su haec sublimis veritas: l’essenza di Dio è il suo essere, il che poi implica che, in ogni ente creato, l’essenza è altra dell’essere. Tutte le sintesi teologiche dell’Angelico, e non solo loro, contengono infatti una dimostrazione articolata di queste due tesi architettoniche, e ne esplorano successivamente le conseguenze necessarie. Fra quest’ultime, il filosofo interessato dal problema dell’agire viene colpito da quelle che riguardano lo statuto ontologico del bene. Tre sono le tappe seguite da Tommaso a questo proposito, nella prospettiva sapienziale che fa contemplare l’ente dall’alto

Protestantesimo e modernità Soggettivismo religioso e soggettivismo politico nell-analisi di Balmes, de Maistre e Taparelli

Almeno a partire dalle pagine di Ernst Troeltsch (per tacere delle note e discusse tesi di Max Weber) non cessa di ricevere attenzione la questione del rapporto teoretico tra il Protestantesimo e la modernità (intesa in senso assiologico e non cronologico). Si tratta di un tema (la cui penetrazione autentica richiede una considerazione verticale e non semplicemente orizzontale) che, lungi dall’avere esaurito il proprio interesse, ha mostrato vieppiù di costituire una questione filosofico-politica imprescindibile e decisiva per l’intelligenza della modernità.

La disumanizzazione degli umanesimi

Molti domandano con angoscia: come ridare senso al termine ‘umanesimo’? Possiamo riuscirvi, o il processo storico-spirituale ha già oltrepassato la soglia critica e non consente ritorni? Alla domanda di Jean Beaufret sulla nuova attribuzione di significato all’umanesimo, Heidegger rispondeva nel 1946 con la Lettera sull’umanesimo che forse non era necessario mantenere tale termine per il rischio che i vari “ismi” veicolano. In realtà la domanda sull’umanesimo rimane supremamente necessaria poiché ne va di noi esseri umani, e ne va dell’antiumanesimo che lo accompagna come un’ombra inquietante. La categoria di umanesimo continua così a giocare un ruolo di primo piano nel dibattito di profondità, ed altrettanto la domanda sulla disumanizzazione degli umanesimi. L’impiego del plurale “umanesimi” implica che ve ne siano diversi, talvolta accomunati da un nucleo minimale e più spesso in contrasto.